Sposta il SEO, descrivi le immagini al caricamento, tieni i tuoi URL: le novità di AISA 1.99.996
Questa versione non è stata scritta per riempire un changelog. Ogni riga nasce da qualcosa che è andato storto usando il plugin davvero: il SEO che un Yoast appena installato non vedeva, le immagini caricate e poi aperte una a una per scrivere l’alt, un pulsante “Update post” che rispondeva Button not found, un menu con diciotto voci. Riparazioni e funzioni nate dall’uso reale — niente aggiunto per fare volume.
Sposta titoli, descrizioni e frasi chiave fra AISA e il tuo plugin SEO
Il problema ha un nome e una data. Ottimizzi diciannove pagine con AISA. Poi installi Yoast — o Rank Math, o SEOPress, o All in One SEO — e il sito sembra vuoto: il punteggio crolla, i campi sono bianchi e niente sullo schermo spiega perché. Il tuo lavoro c’è ancora. È solo scritto in un posto che il plugin nuovo non legge.
Prima Silenzio
- Il plugin SEO mostra campi vuoti e un punteggio che scende.
- Nessun avviso, nessuna spiegazione: sembra un ripristino del database andato male.
- L’unica via d’uscita è riscrivere a mano meta che avevi già scritto una volta.
Dalla 1.99.996 Un avviso che lo dice
- Se un plugin SEO è attivo e almeno cinque pagine pubblicate hanno il titolo scritto da AISA mentre quello del plugin è vuoto, compare l’avviso: “{Plugin} sta gestendo il tuo SEO, ma N pagine hanno ancora SEO scritto con AISA che {Plugin} non vede”.
- Il conteggio sta in cache per dodici ore — mai una query a ogni pagina — l’avviso si chiude per singolo plugin e sparisce da solo dopo il trasferimento.
- C’è anche il caso opposto: plugin spento, dati rimasti lì, e la card ti dice quanti valori AISA sta già leggendo in ripiego.
La soluzione è una card nuova in Utility → SEO data transfer / sync, con AISA come perno. Funziona nelle due direzioni e in tre passi.
Scegli la direzione
Importa in AISA da elenca tutti i plugin SEO di cui esistono dati sul sito, attivi o no — chi ha spento Yoast ieri deve poter importare oggi — ognuno con il suo conteggio: “Yoast SEO — 312 contenuti, 18 termini”. Trasferisci i dati AISA a elenca invece solo il plugin SEO attivo: scrivere nello storage di un plugin spento è lavoro buttato e, per All in One SEO, nemmeno possibile.
Guarda l’anteprima
Il pulsante Run transfer resta spento finché il server non ha detto cosa cambierebbe, campo per campo: will fill / will overwrite / kept / empty in source. E lo spiega — un bottone grigio senza motivo è un vicolo cieco, quindi sotto c’è la riga “Prima l’anteprima: mostra cosa cambierebbe, poi Run transfer si sblocca”.
Esegui, e leggi i numeri
L’esecuzione va a lotti di 100 con barra di avanzamento, e il risultato è fatto di conteggi — filled / overwritten / kept / skipped / errors, contenuti e termini separati. Niente “Fatto!” senza numeri. Prima di scrivere qualsiasi cosa viene creato un backup del SEO: se il backup non riesce, il trasferimento si ferma e te lo dice, invece di procedere senza rete.
Ti dice quando non c’è niente da fare
Prima la card mostrava gli stessi pulsanti che mancasse tutto o che fosse tutto a posto. Ora una riga di stato confronta davvero AISA e il plugin attivo — tre campi, contenuti e termini — e conta quattro cose: quanti valori mancano alla destinazione, quanti sono diversi dalle due parti, quanti sono uguali, quanti ci sono solo dall’altra parte. Tutto uguale: “AISA e Yoast SEO sono allineati. Niente da trasferire”, e Run transfer smette di essere l’azione primaria. Manca qualcosa: i numeri, e la direzione giusta viene preselezionata.
“Allineato” vuol dire uguale, non “pieni entrambi”
I valori diversi sulle due sponde hanno una riga tutta loro: “restano come sono, a meno che tu non scelga Overwrite existing values”. E le variabili di template non si normalizzano per far tornare i conti: %%sitename%% contro il nome del sito espanso sono due valori diversi, ed è più corretto dirlo che far finta di niente. I numeri della card e quelli dell’avviso vengono dalla stessa funzione: non possono più raccontare due storie diverse.
Riempi i vuoti, e niente altro
Viaggiano tre campi — titolo, meta description, frase chiave — termini compresi, e “riempi solo i valori vuoti” è il default: mai una sovrascrittura silenziosa. L’annullamento è il Restore che c’è già, non un meccanismo nuovo da imparare.
Variabili e liste di frasi chiave
Il %sitename% di Rank Math diventa %%sitename%%, ma solo dove la mappa è certa: le altre restano intatte e contate (“N valori con variabili non convertite”). Le frasi chiave multiple di Rank Math e SEOPress passano con la primaria, e quante ne sono state ridotte si legge nel risultato. Il trasferimento diretto plugin → plugin non esiste: si fa in due passi attraverso AISA, ed è scritto nella card invece di essere lasciato indovinare.
AISA Vision può descrivere le immagini nuove mentre le carichi
Trascini quaranta foto nella libreria media. Poi, per dare loro un alt, le apri una alla volta e chiedi la descrizione — quaranta volte. La richiesta era esattamente questa, parole di Paolo: “altrimenti appena caricata devo aprirla e chiedere di descriverla”. Ora il plugin può farlo mentre i file arrivano. È spento di default, e finché resta spento non spende nulla.
Non succede niente finché non lo decidi tu
L’interruttore sta in Impostazioni → API Keys → AISA Vision. Con le opzioni assenti o a zero non parte nessuna chiamata e non viene programmato nessun evento. Sopra il toggle c’è un avviso sempre visibile: ogni immagine descritta consuma token con la tua chiave API, o crediti su AISA Cloud. Sotto, la riga di costo onesta — nome e nota di prezzo del provider immagini che stai usando davvero, e su Cloud circa un credito per immagine.
Solo alt text, oppure alt text e titolo
Scegli tu quale. E “solo quando l’alt text è vuoto” è attivo di serie: se l’alt lo hai scritto tu nel modale di caricamento, AISA non lo tocca. Il titolo passa sempre dall’helper del plugin, mai da un aggiornamento diretto dell’allegato — è la scorciatoia che sui siti WPML lascia migliaia di immagini invisibili in stato “pending”.
Mai durante il caricamento
Una chiamata Vision dura dai due agli otto secondi: farla dentro l’upload bloccherebbe il modale — quaranta foto, tre minuti a guardare il vuoto. Quindi l’immagine va in coda e viene lavorata in background, subito e non alla visita successiva. Nel modale compare la nota “AISA Vision descriverà questa immagine tra pochi secondi”, e il campo alt si riempie da solo appena il testo arriva: così non riscrivi a mano qualcosa che sta già arrivando.
Una coda, e un tetto
Cinquanta immagini all’ora è il tetto dell’automatismo: oltre restano in coda con l’avviso, perché chi ne carica cinquecento dovrebbe usare Bulk SEO & GEO, che prima mostra la stima dei costi. Una riga di stato racconta le ultime 24 ore — descritte, saltate, errori, in coda: N — e il pulsante Descrivi ora le immagini in coda le lavora a gruppi di cinque quando il cron è disabilitato o pigro. Un lock per allegato fa sì che due eventi sulla stessa immagine producano comunque una sola descrizione. I PDF sono esclusi, gli SVG saltati (Vision sui vettoriali dà risultati inaffidabili) e le immagini generate da AISA vengono saltate a loro volta.
Aspetta il tuo ottimizzatore di immagini
WP Compress, ShortPixel, Imagify, EWWW, Smush e Optimole riscrivono il file dopo che l’allegato è stato creato. Se i metadati non ci sono ancora, AISA non descrive l’immagine: riprova fino a tre volte, poi la lascia in coda con un motivo leggibile — “N in attesa che l’ottimizzatore finisca”. E se un altro plugin sta già scrivendo l’alt al caricamento (l’autofill di Rank Math, All in One SEO Image SEO, AltText.ai e simili), una riga sotto il toggle te lo dice, così due plugin non si contendono in silenzio lo stesso campo.
“Descrivi con AISA”, mentre metti l’immagine
Il comando sta nella barra del blocco immagine e accanto al campo Testo alternativo nella barra laterale, con il motivo scritto lì vicino: la linea guida WCAG 1.1.1 chiede un’alternativa testuale per ogni immagine non decorativa — è quello che annuncia uno screen reader ed è quello che legge un motore di ricerca. Il momento migliore per scriverla è quando metti l’immagine, non una sessione di pulizia sei mesi dopo.
Per chi ha bisogno di escludere caricamenti specifici c’è un filtro per sviluppatori, aisa_vision_upload_skip: restituisci true e quell’allegato viene saltato, con il motivo registrato.
Lo slug suggerito ora è opzionale — e spento
Un indirizzo che cambia da solo è un link rotto da qualche altra parte. La richiesta di Paolo stava in una frase: “gli URL non devono cambiare da soli”. Così dalla 1.99.996 all’AI lo slug non viene nemmeno chiesto, se non lo chiedi tu.
Default La casella è spenta
- Un interruttore nuovo per tutto il sito, Suggerisci gli slug URL, in Impostazioni → Analysis, spento di serie e incluso nell’export e nell’import delle impostazioni.
- Con la casella spenta il prompt non chiede affatto lo slug e la risposta non lo contiene: non c’è niente che possa essere applicato per sbaglio.
- L’indirizzo non viene mai riscritto da un salvataggio. Lo slug si muove solo se digiti tu nel campo — un salvataggio che non l’ha toccato lascia l’URL esattamente dov’era.
Se la spunti Una scelta esplicita
- Lo slug scritto dall’AI viene applicato al salvataggio, perché spuntare la casella è stata una decisione, non un caso.
- Se il contenuto è già pubblicato, il redirect 301 dal vecchio indirizzo viene creato per te, con lo stesso helper che Auto SEO Fix usa già.
- Se la funzione redirect è spenta non si inventa nulla: l’evento finisce nel log operazioni, così il redirect mancante è visibile invece che immaginato.
Le stesse due caselle ora stanno sotto il pulsante di generazione in tutti e tre gli editor — il pannello flottante, il blocco SEO autonomo e il pannello AISA SEO dentro Elementor: Suggerisci anche uno slug URL e, accanto, Genera anche l’AI Search Context, il riassunto in stile risposta che leggono i motori AI. Partono entrambe spente, ogni superficie ricorda la tua scelta, e in Elementor il campo URL slug compare solo dopo aver spuntato la casella. One-Click SEO, Bulk e SEO Doctor sono stati lasciati in pace di proposito: avevano già il loro opt-in sullo slug, 301 compreso.
Il pannello regge tutto il percorso: genera, applica, salva
Le correzioni sull’editor a blocchi sono arrivate solo ora per un motivo scomodo: nessuno aveva percorso l’intero flusso dentro Gutenberg. I controlli automatici leggono il codice, non il comportamento nel browser. Genera → applica a Yoast → salva sono tre passi, e il terzo era rotto.
Corretto “Button not found”
Con un plugin SEO attivo, il pannello salvava cliccando il pulsante di pubblicazione del Classic editor. Nell’editor a blocchi quel pulsante non esiste, quindi arrivava un messaggio d’errore e nessun salvataggio: i valori applicati allo store di Yoast si perdevano al ricaricamento. Ora il pannello salva tramite l’API dell’editor e osserva il salvataggio finire davvero prima di scrivere “Saved!” — dichiararlo senza averlo visto sarebbe una bugia all’utente. C’è una rete di sicurezza a otto secondi.
Corretto Lo slug si applicava nel vuoto
La funzione che applicava lo slug scriveva nei campi del Classic editor. Nell’editor a blocchi non esistono, quindi riusciva senza fare nulla — il tipo di bug peggiore, perché non c’è nemmeno un errore da notare. Ora passa dallo store dell’editor, e anche la lettura dello slug corrente ha il suo ripiego sullo store.
- Il pannello legge la pagina vera. Titolo e contenuto arrivano dallo store dell’editor, senza i delimitatori dei blocchi, che per un’AI sono solo rumore. Prima, su un post pieno, la generazione si fermava su “Aggiungi un titolo o del contenuto”.
- La linguetta flottante è tornata sul bordo destro. Finiva a sinistra perché il codice di ancoraggio trovava i contenitori del Classic editor — che in Gutenberg esistono lo stesso, ma schiacciati nell’area metabox in fondo.
- Il tema chiaro dell’admin è di nuovo leggibile. I titoli dei grafici — SEO score, GEO score — erano bianchi su bianco. Ora usano i propri token di colore.
- Il Classic editor non è stato toccato. Ogni ramo nuovo sta dietro una condizione sola: siamo nell’editor a blocchi e l’elemento del Classic non c’è. Se i vecchi elementi ci sono, il codice che gira è esattamente quello di prima.
Da diciotto voci di menu a quattordici — senza togliere una sola pagina
Il criterio era una domanda: ci vado ogni giorno o una volta nella vita? Quattro pagine sono uscite dal menu e ora si raggiungono da dove le cercheresti davvero. Funzionano tutte, vecchi link compresi.
Ora è una card nella Utility
L’ottimizzazione programmata è una cosa che configuri una volta e poi dimentichi. Si è spostata nella griglia della Utility, subito sotto la card del trasferimento, con il messaggio di stato dentro la card invece che in cima alla pagina. È una funzione premium, quindi nel pacchetto WordPress.org quella card semplicemente non esiste — nessuna vetrina premium dentro il plugin gratuito.
Se ne va quando è finita
La procedura guidata è, per definizione, una cosa che completi una volta. Quando lo fai, la voce sparisce dal menu al caricamento successivo — e la pagina resta raggiungibile da un link discreto in fondo alla Dashboard e nella Guida d’uso. Anche i suoi pulsanti finali sono stati corretti: “Salta e fallo dopo” portava esattamente dove portava “Ottimizza il sito ora”.
Linkata da dove nasce la domanda
La matrice di compatibilità è una pagina che si legge una volta. Ora è linkata dalla Guida d’uso e dal fondo della tab Analysis nelle Impostazioni, proprio accanto al plugin SEO che AISA ha rilevato sul tuo sito — che è esattamente il momento in cui te lo chiedi.
L’ultima tab delle Impostazioni
Tema dell’admin e stile del blocco Q&A sono impostazioni, quindi ora vivono nelle Impostazioni, come ultima tab, anteprima compresa. Gli script del selettore colore si caricano solo su quella tab invece che su ogni pagina delle impostazioni.
Ora viaggiano nell’export delle impostazioni
Prima non c’erano, ed è costato a Paolo un set il 31 agosto: l’export portava via solo le opzioni, mentre i set Q&A sono contenuti. Chi esportava le impostazioni e poi cancellava i dati del plugin li perdeva. Ora la card di export ha la casella Includi i set Q&A, attiva di default e con il numero di set del sito; all’import si sceglie fra saltare quelli già presenti (default, per titolo) e sostituirli. La pagina dedicata viaggia come slug e viene ricollegata da entrambi i lati — anche il riferimento dentro la pagina, che altrimenti sarebbe rimasto puntato a un set cancellato mostrando una pagina vuota. Il riepilogo è esplicito: “Set Q&A: N importati, N saltati, N senza pagina”. E la card Database cleanup ora avvisa prima, non dopo.
La colonna Alt text mostra il testo
Prima c’era un pallino verde o rosso e basta: sapevi che un alt esisteva, non se fosse buono. Ora accanto al pallino c’è l’alt vero, per intero — va a capo, non viene mai troncato — oppure No alt text in corsivo. Dopo una generazione la cella si aggiorna con il testo appena scritto. Trasforma un controllo di presenza in un controllo di qualità, a colpo d’occhio.
- Un ingresso solo per ogni lavoro. Per trasferire il SEO si rimbalzava fra la Utility e la pagina Import / Sync, che si rimandavano a vicenda. Ora il trasferimento sta in un posto solo, che si chiama SEO data transfer / sync. Stessa cosa per il backup: Restore da file è una sezione dentro la card, e insieme sono SEO data backup / restore.
- La griglia della Utility ha smesso di sprecare spazio. Le righe di altezza uguale facevano sì che una card alta trascinasse tutta la riga, lasciando colonne mezze vuote su uno schermo largo. Ora ogni card è alta quanto il suo contenuto e i buchi sotto quelle corte vengono riempiti, senza nessuna libreria — una decina di righe di script e una griglia a passo fine. L’ordine è per uso: prima le più usate.
- “Q&Ai FAQ Generator” ora è “Q&A FAQ Generator”. La i finale sembrava un errore di battitura. Sono cambiate solo le stringhe visibili — slug, opzioni e chiavi restano identici, quindi niente di quello che hai salvato si sposta.
- La LIVE SEO preview compariva due volte nella pagina Utility — due copie della stessa card, difficili da vedere nel sorgente perché scritte con maiuscole diverse. La copia è sparita. E la finestra dell’anteprima si può di nuovo spostare: il suo script partiva prima che il pannello esistesse, e questo uccideva anche la X di chiusura.
La parte senza gloria
- Undici lingue al 100%. Ogni blocco di stringhe nuove di questa versione — trasferimento, Vision al caricamento, le caselle, il menu più corto, la guida riscritta — è stato tradotto in tutte e undici le lingue e compilato con il controllo dei formati, senza residui non tradotti.
- Plugin Check: zero errori sul pacchetto, file nuovo del trasferimento compreso, ripulito segnalazione per segnalazione.
- La Guida d’uso ha raggiunto il plugin. SEO Doctor ha una sezione sua invece di un paragrafo sepolto sotto i Redirect, il capitolo Utility è stato riscritto sulle card di oggi, e la descrizione delle immagini al caricamento è documentata dove la cercheresti — diciannove sezioni, numerate di seguito, zero link orfani.
- La knowledge base è stata riscritta dove serviva — la risposta “uso anche un ottimizzatore di immagini” e le due caselle nuove — in inglese e in italiano.
- Il readme dichiara quali editor sono supportati — editor a blocchi (Gutenberg), Classic editor ed Elementor. Prima il supporto a Gutenberg era dato per scontato e non scritto da nessuna parte.
- Un’icona che mancava. Due punti del SEO Doctor chiedevano al set un’icona “file” che non era mai stata disegnata, e ripiegavano in silenzio su quella sbagliata. Ora esiste.
Ed è stato provato su un sito vero, non solo compilato: Yoast attivo, diciannove pagine con SEO scritto da AISA. Anteprima: diciotto will fill, uno kept, uno empty in source, zero scritture. Poi l’esecuzione: diciannove titoli, diciannove meta description, diciannove frasi chiave in Yoast, sei termini, con un backup da 66 elementi creato prima. Secondo giro in modalità riempi-solo-i-vuoti: zero scritti, diciannove tenuti — è idempotente. Il restore riporta indietro il trasferimento. Se vuoi il quadro più ampio su cosa significa avere un sito sano, la lettura di accompagnamento è la nostra guida al SEO Doctor.
Installalo, o aggiorna dalla tua pagina plugin
AI SEO & GEO Assistant è gratuito nella directory di WordPress.org — la versione gratuita ha un set di funzioni limitato, e tutto quello che qui è gratis lo è dalla prima installazione.
Versione 1.99.996 — rilasciata il 3 settembre 2026. Funzioni e default come descritti al momento del rilascio.
